«Si spende molto, ma in modo discutibile». Drammatico l'abbandono universitario: solo il 45% discute la tesi.
MILANO - La scuola è uno degli argomenti caldi di fine estate,
con la discussa riforma messa a punto dal ministro Gelmini. Il
dibattito si arricchisce dei dati prodotti dall'Ocse (Organizzazione
per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) nel rapporto annuale
sull'istruzione. Gli aspetti più macroscopici per quanto riguarda
l'Italia sono il gran numero di insegnanti nella scuola secondaria e
l'altrettanto notevole (in negativo) livello dei loro stipendi.
DOCENTI PAGATI POCO - Anche sul fronte dell'università sono
evidenziati difetti storici: altissimo tasso d'abbandono negli atenei
italiani - primo tra i paesi Ocse - e indici di spesa per studente
universitario molto al di sotto della media, circa un quarto. «Nel
settore dell'istruzione secondaria l'Italia spende molto denaro. Paga
però molti professori dando loro uno stipendio molto basso - ha detto
Andreas Schleicher, responsabile delle ricerche sull'istruzione -. Ma
la spesa non è il difetto principale dell'Italia». Che anzi, per quanto
riguarda la scuola primaria investe più risorse della media Ocse -
6.835 dollari per alunno contro 6.252 dollari -, mentre per la scuola
secondaria è in linea con la spesa Ocse - 7.648 dollari contro 7.804.
Il vero problema è «come vengono spesi» i fondi elargiti dallo Stato.
«Esattamente il contrario di quanto fa un paese come la Corea del Sud».
Dove, spiega Schleicher, il numero dei professori è minore e il loro
stipendio più alto.
ABBANDONO UNIVERSITARIO - All'università i paesi Ocse spendono
11.512 dollari per ogni studente, mentre l'Italia ne investe solo
8.026. E se da un lato solo il 19% dei 25-34enni italiani possono
vantare un diploma di laurea - dato ben distante dal 33% della media
Ocse -, dall'altro il tasso di laurea dei nuovi studenti è passato dal
17% del 2000 al 39% del 2006. Un risultato importante che, sottolinea
il rapporto Ocse, «va largamente attribuito alla riforma del 2002,
quando agli studenti iscritti a corsi di laurea (pre riforma) è stata
data la possibilità di concludere gli studi in tre anni». Ben pochi
però arrivano a discutere la tesi: solo il 45% degli iscritti - a
fronte di una media Ocse del 69%. Al di sotto della media di Cile e
Messico, in una classifica impietosa che vede l'Italia fanalino di coda
insieme a Brasile, Turchia, Repubblica Ceca e Slovacchia.
STUDENTI STRANIERI - «Un dato che non equivale necessariamente a
un disastro per i singoli individui - ha commentato Schleicher -, ma
che diviene molto grave invece quando si guarda all'insieme». Non
sorprende quindi che il divario tra laureati - circa il 13% - e
detentori di lavori qualificati - oltre il 40% - sia tra i più alti
dell'area Ocse. Se poi si guarda alla capacità di attrarre studenti
stranieri l'Italia occupa un'area relativamente bassa della classifica.
Se, infatti, gli Stati Uniti si confermano il paese che più attrae con
il 20% delle preferenze - seguiti da Gran Bretagna, 11,3%, Germania,
8,9%, Francia, 8,5% e Australia, 6,3% - l'Italia si deve accontentare
dell'1,7%, come la Spagna. Infine una curiosità: secondo l'Ocse gli
studenti delle elementari italiani sono sovraccarichi di lezioni e
hanno «lunghe giornate di studio». In media uno studente di 7-8 anni
deve sobbarcarsi 990 ore di lezione all'anno, mentre la media dei 30
paesi membri è di 796 ore.
da Corriere della Sera
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